Eliana Como: “Un intero sistema ha beneficiato della complicità dei governi europei, a parte quello spagnolo. Mentre gli Stati Uniti foraggiano l’impunità dei responsabili”
Sequestro in acque internazionale, violenze, umiliazioni, torture: la terribile esperienza dei militanti della Global Sumud Flotilla è l’ennesima conferma delle vessazioni che Israele opera nei confronti del popolo palestinese e di chi si schiera dalla sua parte, rischiando in prima persona. Con Eliana Como, Portavoce dell’Area ‘Le Radici del Sindacato’, abbiamo ricostruito i fatti (e la loro gravità), inquadrando la drammatica situazione.
“Quanto accaduto è molto più che infame, che pure sarebbe una parola significativa, utilizzata, seppur tardivamente, dal Presidente Mattarella. È più che infame perché – come già era successo le scorse settimane quando sono stati arrestati Tiago e Saif e anche l’anno scorso durante tutte le precedenti missioni di fattiva solidarietà – l’esercito di Israele ha bloccato le barche della Flotilla in acque internazionali, facendo carta straccia di ogni barlume di diritto”.
Abbiamo assistito a scene incredibili, tantopiù rivendicate con tanto di video dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale…
Hanno evidentemente alzato il tiro, visto che alcune delle navi sono state addirittura speronate e pare – come hanno raccontato molti partecipanti alla missione – sono stati sparati anche dei colpi. E’ come se la costante impunità di Israele fosse motivo per continuare non solo a violare le norme ma a farlo in maniera sempre più impunita, senza nemmeno più avere la necessità di nascondersi. Le immagini che mostrano il ministro Ben Gvir che prova a umiliare i militanti e le militanti della Global Flotilla, rappresentano il segnale ignobile di uno Stato, Israele, che ha voluto mandare un messaggio fortemente simbolico.
C’è però da aggiungere che quelle immagini aberranti hanno fatto il giro del mondo…
Infatti io credo che quel messaggio gli si sia completamente rivoltato contro. Come disse Gisele Pelicot a proposito della sua drammatica vicenda, “la vergogna deve cambiare lato”. Ed è esattamente questo il senso dell’immagine dell’ignobile ministro: a risultare umiliati sono stati l’esercito e il governo di Israele, ben sapendo che il problema non è soltanto Ben Gvir o Netanyahu, ma riguarda più complessivamente il governo di Israele, il suo esercito, un intero sistema che beneficia della complicità dei governi europei, fatto salvo per quello spagnolo. Mentre il governo degli Stati Uniti continua a non intervenire, garantendo e foraggiando l’impunità di Israele.
Il tema dell’ipocrisia che circonda il dramma palestinese pare infatti decisivo.
Non ci si può rendere conto soltanto ora, dopo aver visto le immagini della Flotilla, di quanto accade in Palestina, nelle carceri israeliane, in Libano. Le parole (o meglio, i balbettii, nel caso di Meloni) non bastano, perché il tema è riconoscere ciò che sta succedendo in quella parte del mondo da decenni e intervenire pesantemente per rompere qualsiasi rapporto commerciale e militare con Israele.
Il dramma umano che stiamo vivendo è ancora più acuto se si pensa che molti dei militanti e delle militanti italiane che hanno sfidato il blocco navale di Israele li conosciamo bene, in quanto da sempre impegnati per la pace e per i diritti sociali e civili.
Noi siamo stati tutti e tutte orgogliose di sapere che in questa missione della Global Flotilla c’erano anche i nostri compagni: Vittorio, nostro compagno della FLC nelle Marche, e Dario Salvetti, tra i fondatori del Collettivo ex-GKN a Campi Bisenzio. Siamo stati orgogliosi, poi molto preoccupati e infine sollevati finalmente quando li abbiamo visti ritornare a casa. La Global Flotilla, in ogni caso, è una missione collettiva di solidarietà internazionale, chiunque era con loro è un nostro compagno e una nostra compagna. Saperli rientrati in Italia e nei loro paesi è un grande sollievo, dopo le gravissime violenze, umiliazioni, percosse, molestie gravi, talvolta torture che hanno subito. Ma dobbiamo sempre tenere il punto sul fatto che se questo è ciò che hanno fatto, davanti alle telecamere, a cittadine e cittadini europei, noi non possiamo neanche immaginare che cosa sta succedendo ai palestinesi nelle carceri israeliane. Molte persone sono state arrestate in condizione di detenzione amministrativa, quindi senza reato e senza processo, molti sono bambini e bambine, senza contare che Israele ha da poco reintrodotto anche la pena di morte. Dobbiamo quindi mantenere l’attenzione ferma sul tema d’insieme e sugli inganni della cosiddetta “unica democrazia in Medio Oriente”. Inganni che, anzi, possono essere meglio raccontati e svelati anche grazie alla drammatica esperienza dei militanti e delle militanti che abbiamo potuto riabbracciare qualche giorno fa. C’è tanta rabbia, c’è tanto dolore per la condizione dei palestinesi in carcere in Israele, per le sofferenze inflitte agli abitanti della Cisgiordania e soprattutto per l’inferno quotidiano a Gaza. Israele non è una democrazia. Nessuno deve più sbandierare questo alibi.
Quell’alibi, a dirla tutta, è crollato da tempo, tra coloro che hanno consapevolezza della condizione palestinese nel corso dei decenni, nel silenzio della stragrande maggioranza dei media…
La gravità della situazione è testimoniata da 80 anni di colonialismo insediativo da parte di Israele sulla Palestina; 80 anni di violazioni di trattati internazionali, più di 15 anni di un blocco navale illegittimo, che la Global Flotilla ha mostrato al grande pubblico nella sua totale inaccettabilità, perché agito in acque che non appartengono a Israele e che coinvolge persino gli aiuti umanitari, da ben prima del famoso 7 ottobre 2023. Da troppi anni assistiamo ad un genocidio in diretta televisiva e social, al bombardamento di ospedali, di campi profughi. Hanno raso al suolo una città intera, utilizzando persino la fame come arma intenzionale di guerra sui bambini e sulle bambine. Gaza è stata trasformata in un campo di concentramento a cielo aperto, con l’omicidio di oltre 200 giornalisti e giornaliste. Ma nulla ha fermato il genocidio; anzi, Trump – colui che voleva il Nobel per la pace – nel frattempo ha scatenato l’aggressione al Venezuela, la guerra all’Iran, al Libano, e da settimane assedia Cuba, utilizzando anche qui l’embargo decennale e quello petrolifero come arma intenzionale di guerra.
Restando a Trump, sembra di non esserci nulla di “folle” in lui: utilizza semplicemente le guerre, e più in generale la logica militare, come “normale” strumento politico.
Trump, con la sua cricca della destra radicale e liberale internazionale, ha tentato di trasformare il genocidio della Palestina in un affare immobiliare. E va detto che è stata vergognosa, oltre che illegittima dal punto di vista costituzionale, la partecipazione dell’Italia al ‘Board of Peace’, che ha rappresentato il tentativo di superare le organizzazioni globali, in una situazione in cui il diritto internazionale è diventato carta straccia. Mai come adesso è importante riaccendere i riflettori sul genocidio in Palestina e sui bombardamenti del Libano, da qui l’importanza anche politica della missione della Flotilla. Perché l’indignazione che ha animato lo scorso autunno purtroppo sembra in qualche modo essersi dissolta. C’è stata come una sorta di assuefazione, dovuta anche al fatto che Trump ha provato a imporre una narrazione di pace assolutamente fasulla: non c’è nemmeno mai stata una tregua e non si sa che cosa altro debba succedere perché ci si renda conto della cruda realtà. Alle ultime nefandezze la società civile ha reagito, ma le piazze di questi giorni non sono ancora le stesse di ottobre e novembre scorsi. La presidente Meloni ha chiesto in questi giorni, in maniera arrogante come suo solito, quale fosse il senso della Global Flotilla, senza rendersi conto che stava scoperchiato un vaso, rendendo evidente non tanto la “cattiveria” di un ministro ignobile o il cinismo di un premier israeliano che guida dall’alto le carneficine, quanto piuttosto che quel sistema è diventato infame, e bisogna dirlo con forza. Meloni dovrebbe ribaltare la sua arrogante domanda e chiedersi non quante vite ha salvato la Global Flotilla, bensì quante vite si sono perse in questi anni in Palestina con la complicità dell’Italia. Che ha continuato a tenere rapporti commerciali e soprattutto militari con Israele e quindi a vendere armi che si sono abbattute su decine di migliaia di civili, donne e bambini inclusi.
Tardivamente la premier sembra aver cambiato linea, probabilmente per un mero calcolo pre-elettorale…
E’ tutto da dimostrare. Prima il governo ha taciuto, poi ha balbettato. Ma, soprattutto, delle parole non ce ne facciamo nulla. E’ tutta l’Unione Europea che deve, con assoluta urgenza e determinazione, rompere ogni rapporto commerciale e militare con Israele. Bisogna staccare la spina, boicottare e imporre sanzioni. Come si fece in Sudafrica con l’apartheid. E – francamente – auspico anche maggiore forza, nella denuncia e nella richiesta di azioni conseguenti, anche da parte dalla CGIL, che mi è apparsa in questa occasione troppo timida e tardiva.
Pubblicato il 26 Maggio 2026