Lo scorso 10 marzo 2026 il Ministero per l’Istruzione e il Merito ha pubblicato un Decreto che rivede gli Istituti Tecnici, ridefinendone indirizzi, quadro orario e apprendimenti, in attuazione del DL 144/2022. Dopo la riforma della filiera professionale, il Liceo Made in Italy e gli IFTS, le sperimentazioni quadriennali che sono stati in larga parte fermate per l’azione sindacale, l’iniziativa dei collegi docenti e il boicottaggio degli studenti, sotto la copertura del PNRR si attua a tappe forzate, in chiusura dell’anno scolastico, una nuova e significativa revisione di un altro pezzo della scuola italiana.
La revisione divide i curricula: un’area di istruzione generale nazionale e un’area di indirizzo, flessibile e modificabile su base territoriale. Questa divisione riduce le ore di insegnamento (Diritto, Economia Politica e Aziendale, Matematica); Geografia e Lingue Straniere nel settore Economico; Scienze Sperimentali, Tecnologia e Tecniche grafiche nel settore Tecnologico. Queste tagli servono a personalizzare i percorsi di studio, adattando il 20% del curriculo nel biennio (quota dell’autonomia), a cui si aggiunge sino al 30% nei successivi due anni e sino al 35% nell’ultimo (quote di flessibilità). Si colpisce così le discipline, riducendo lo spazio dei saperi e indebolendone la struttura, rendendole più superficiali. Non si incide solo sugli organici (anche rendendoli in parte flessibili, in base alle scelte didattiche), ma si stravolge l’impianto di queste scuole: si stratifica la formazione, distinguendo tra insegnamenti culturali (anche STEM) che vengono ridotti e percorsi professionalizzanti, funzionali agli immediati interessi delle aziende, con una formazione scuola-lavoro anticipata al secondo anno. Si impone cioè una scuola subordinata alle imprese e a patti educativi territoriali. Le conseguenze sono studenti meno preparati, con meno strumenti per capire e per scegliere il proprio futuro: un abbassamento della qualità formativa che aumenta disuguaglianze e rende la scuola meno capace di garantire opportunità.
Questa riforma non riguarda solo i Tecnici o le superiori, ma l’insieme della scuola. Si interviene su un settore, ma lo si fa con una logica complessiva: la ricostruzione di una scuola stratificata e di classe, disciplinare e nazionalista, al contempo a servizio del sistema produttivo del paese. Lo vediamo sui Tecnici, su Professionali e IFTS, ma anche nella revisione delle linee guida sui programmi, nella gestione del MIM, nell’introduzione del Tutor e orientatore, nella Valutazione disciplinare, nei nuovi Esami di maturità, nel rapporto gerarchico del Ministero con organi collegiali, docenti e personale. Oggi si toccano i tecnici, ma domani questa logica stratificante che incide su insegnamenti e cattedre sarà estesa sull’insieme delle superiori (verso una generale quadriennalizzazione), all’insieme della scuola secondaria (compresa quella di primo grado), come negli assetti generali della stessa scuola primaria.
Per questo lo sciopero del 7 maggio è importante. Una parte consistente delle organizzazioni sindacali (CISL; SNALS, GILDA; ANIEF) hanno scelto di conciliare e supportare l’azione ministeriale, come hanno fatto in questi anni con i silenzi sull’azione di Valditara o il taglio dei salari del CCNL 2022/24. Rispondere con la mobilitazione è stato quindi significativo e necessario. Noi avremmo preferito che la FLC CGIL lo comprendesse a pieno, estendendo lo sciopero all’insieme della scuola e costruendolo con convinzione in tutti i territori.
In queste settimane sono però nati coordinamenti territoriali ed una Rete nazionale degli Istituti tecnici. Rsu, docenti, personale Ata di sindacati diversi. A Torino, Milano, Lucca e in altre città ci sono manifestazioni e volantini unitari, con la partecipazione di Rete, FLC, sindacati di base (Cobas, CUB, talvolta USB) e diverse organizzazioni studentesche.
Riteniamo importanti questi segnali unitari. Sosteniamoli scioperando (nei tecnici, dove ha indetto FLC) e in tutte le scuole (dove c’è copertura Cobas, USB, CUB e SGB) e soprattutto partecipando alle iniziative di piazza.
Sviluppiamo reti ampie, unitarie e autorganizzati di tutte le scuole, con al centro RSU, lavoratori e lavoratrici. La revisione dei Tecnici non si conclude oggi (incidendo sugli organici soprattutto dal prossimo anno), ma soprattutto questo impianto non lascerà indenne il resto della scuola e per questo sarà necessaria una sua mobilitazione generale: ampia, unitaria e autorganizzata, come alcuni segnali fanno oggi intendere. Noi ci impegniamo per questo.
SCIOPERIAMO, SCENDIAMO IN PIAZZA, SVILUPPIAMO RETI UNITARIE, PER UNA MOBILITAZIONE GENERALE DI TUTTA LA SCUOLA
Le Radici del Sindacato in FLC
Area programmatica in CGIL