Il seminario di Jesi delle Radici del Sindacato: resoconto, foto, video, materiali e prospettive.
Giovedì 25, venerdì 26 e sabato 27 giugno 2026 si è tenuto a Jesi un seminario della nostra area programmatica congressuale, come deciso al coordinamento nazionale dello scorso 10 aprile a Milano. Nel corso delle due giornate iniziali, una cinquantina di delegati e dirigenti di diverse categorie e territori hanno approfondito e si sono confrontati sulla situazione delle lotte nei rapporti di produzione, l’intelligenza artificiale, la contrattazione e i movimenti sociali. All’assemblea nazionale della mattina di sabato hanno partecipato nel complesso quasi un centinaio di compagni/e, collegati/e on line anche collettivamente.
Ci rivediamo all’inizio dell’autunno, in una nuova assemblea che si potrebbe tenere nelle prime due settimane di ottobre (proponiamo venerdì 9 ottobre 2026, riservandoci di verificare ai primi di settembre l’agenda delle iniziative e delle mobilitazioni, come disponibilità e appuntamenti).
Un ringraziamento ai compagni e alle compagne di Ancona e delle Marche, che hanno organizzato l’iniziativa, i trasferimenti verso i treni, la logistica e tutto quanto necessario: grazie di cuore, veramente, da parte di tutti/e. Un ringraziamento particolare a Giampiero e Gloria, che hanno coordinato questo sforzo e hanno permesso il concreto svolgimento del seminario.
Un grazie di cuore anche a Sandro e Marino, della Gang, da cui ci siamo ispirati per il titolo di questo seminario e che la sera di giovedì sono venuti con noi, usando come al solito le loro canzoni per farci pensare, ricordare e sognare insieme. Grazie compagni!
Il seminario si è aperto giovedì con la testimonianza di Vittorio Sergi, nostro compagno e dirigente della FLC di Ancora, docente in una scuola superiore, che è stato nell’ultimo viaggio della Global Sumud Flottilla e ci ha raccontato l’esperienza del viaggio, il rapimento e la repressione israeliana, la determinazione nel continuare a supportare la resistenza e i diritti palestinesi, a cui sono seguiti gli interventi di esperienze e lotte del territorio: il porto, l’ambiente, il lavoro, la repressione e le crisi industriali.
La mattina di venerdì è stata dedicata ad approfondire la questione dell’intelligenza artificiale.
Rock’n roll robot si è aperto con un’introduzione di Eliana (responsabile di diverse ricerche sul tema per conto della FIOM e della Fondazione Di Vittorio) ed un contributo di Marco Marrone (Università del Salento), a cui è seguita la proiezione del documentario In the belly of IA.
Il pomeriggio di venerdì è stato dedicato ad approfondire i modelli contrattuali.
Pay me my money down è stato introdotto da una lunga relazione di Luca (AG CGIL), sull’evoluzione dei sistemi di contrattazione dal 1993 ad oggi e il recente documento CGIL CISL e UIL di rinnovo ed estensione del patto di fabbrica (qui le slide). Alla relazione sono seguiti alcuni specifici contributi: Alessandro, Rsu scuola di Livorno; Marte, che ha fatto un intervento sul tema lgbtq+ e lavoro; Micol, RSU del comune di Bologna; Simone, FIOM Bergamo; Franco, SPI di Milano, già in Fisac; Aurelio, SPI di Genova, già RSU per Ministero della salute per la FP; Giacomo, Rsu scuola Roma; Tommaso, Filctem Napoli; Renato, Fiom Milano, già RSU IBM; Gloria, SPI di Ancona, già RSU poste.
La serata di venerdì è stata dedicata ai movimenti sociali.
In Girl just wanna have fun si sono confrontate alcune esponenti, tutte donne, delle mobilitazioni e dei movimenti degli ultimi contro guerra, riarmo, genocidio e fascismo: Raffaella Bolini (ARCI e StopRearmUE); Francesca Fornario (giornalista) e Monica Di Sisto (Fairwatch), in un confronto introdotto da Gloria e concluso da Eliana (qui il video del suo intervento).
Sabato mattina abbiamo tenuto un’assemblea nazionale, a cui hanno partecipato nel complesso quasi un centinaio di compagni/e, collegati/e on line anche collettivamente. La riunione si è aperta con il saluto di Nicia Pagnani, presidente ANPI di Ancona. L’introduzione di Eliana è stata quindi accompagnata da 20 interventi (compagni/e di Trieste, Milano, Ancona, Livorno, Bergamo, Pescara, Frosinone, Torino, Roma, Parma e Taranto), a cui sono seguite le conclusione di Luca e una chiosa finale di Eliana.
La discussione in assemblea ha confermato l’asse del documento conclusivo del coordinamento nazionale dello scorso 10 aprile. L’iniziativa CGIL, dopo il XIX congresso e il disastroso invito della Meloni, ha preso finalmente atto del cambio di fase di questi anni (guerra in Ucraina, governo reazionario, ecc) ma rimane contradditoria: da una parte ci sono gli scioperi contro le leggi di bilancio, la “svolta” sul salario minimo dopo le ambigue posizioni al congresso, lo sciopero unitario con i movimenti sociali il 3 ottobre e i percorsi unitari di Nokigs/Togheter; dall’altra rimangono occasionali e discontinui sia questi percorsi unitari di movimento, sia i tempi e le forme degli scioperi generali, si rinnovano i contratti nella gabbia dell’IPCA-NEI e del welfare, le LIP non affrontano le questioni dell’aziendalizzazione e della sanità contrattuale, ecc. Insomma, in questo contesto complesso e contradditorio si confermano le ragioni della nostra prospettiva, anzi si rafforzano. Proprio ora sarebbe necessario una spallata alla Meloni, una grande stagione di vertenzialità sociale e salariale, costruendo scioperi non testimoniali o identitari. Proprio oggi, allora, serve una svolta verso maggiore democrazia, conflittualità sociale, autonomia dalla politica e un rapporto più stretto con i movimenti, anche proponendo un modello diverso dalle pratiche sindacali di questi anni sui salari, sulle pensioni, sulla sanità pubblica. Proprio oggi, quando settori politici, sociali e sindacali, anche nella CGIL, tornano a guardare alle prospettive dei patti tra produttori, degli accordi sociali e dei compromessi europei, a partire da quelli sui bond continentali e l’integrazione della difesa. In una stagione di guerre, austerità e politiche autoritarie, si confermano cioè le ragioni di un’area programmatica di classe. Un punto di vista alternativo che non sostiene di votare sempre contro le proposte della segreteria, perché appunto il ruolo della Cgil contro il governo Meloni ha portato cambiamenti che non ignoriamo, ma nemmeno si può pensare di votare sempre a favore di fronte alle titubanze, alle inconcludenze e alle continuità del gruppo dirigente.
Questa discussione ha visto l’assenza di alcuni, che non hanno voluto un confronto aperto sui diversi comportamenti degli ultimi mesi nell’Assemblea generale CGIL e sulle prospettive del nostro percorso, per poi discutere lo scorso 20 giugno a Milano delle prospettive e ruolo della sinistra sindacale con Lavoro e Società. Una scelta che non coglie le contraddizioni di questi anni, ma che vede nell’azione CGIL solo coerenza e intensità, ritenendo di conseguenza che l’obbiettivo principale sia oggi semplicemente quello di rafforzarne l’iniziativa vertenziale, facendolo rilevare nel corso del dibattito.
La nostra impostazione ha trovato però conferma nell’iniziativa CGIL di queste settimane, dando allora ancor più fondamento alle nostre ragioni e prospettive. Da una parte la scorsa Assemblea generale (9 giugno 2026) ha dato mandato alla segreteria nazionale di costruire una piattaforma comune con CISL e UIL (concretizzatasi rapidamente), per raggiungere in tempi brevi un nuovo accordo quadro con l’insieme delle associazioni padronali che estende la rappresentanza ma conferma la sostanza del patto di fabbrica (IPCA-NEI, TEM e TEC con istituti salariali non monetari, durata triennale o quadriennale dei CCNL; confronto tra contratti su TEC dettagliato, ecc). Dall’altra il confronto sul programma fondamentale che si è avviata nella relativa commissione ha iniziato a far emergere alcuni nodi di fondo, su cui non ci può essere a nostro giudizio alcuna ambiguità possibile in questa particolare stagione internazionale (ad esempio la questione della difesa comune europea, che non è strumento di sviluppo federale del continente ma piuttosto elemento fondamentale del riarmo e quindi della costruzione di un’Europa dei padroni, come sono state negli scorsi vent’anni e continuano ad esser oggi l’austerità e le politiche finanziarie della UE).
Per questo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi cercheremo con continuità di portare avanti il nostro punto di vista e lo sviluppo di una nuova stagione di conflitto, oggi sempre più urgente per contrastare la perdurante iniziativa del governo Meloni, per modificare i rapporti di forza tra le classi, per incidere sul senso comune nazionalista e razzista. Per noi vuol dire stare nelle piazze di Genova a 25 anni dal 2001, con un’impostazione unitaria, in grado di sviluppare convergenze e iniziative comuni, contro le tendenze all’autosufficienza, al settarismo e all’auto centratura che ci sembrano tornare a gonfiare le proprie vele in questi mesi. Vuol dire riavviare con lo stesso spirito un autunno di mobilitazione, evitando scioperi su date separate e contribuendo allo sviluppo del percorso No Kings a partire dalle iniziative del 20, 21 e 22 novembre lanciate da Bruxelles. Vuol dire, se sarà effettivamente raggiunto un nuovo patto di fabbrica esteso che confermerà impostazione, limiti e problemi del documento unitario CGIL CISL UIL, assumere uno schieramento conseguente contro questo accordo, nella discussione in CGIL e nella consultazione con lavoratori e lavoratrici.
Nei prossimi mesi si dovrebbe anche definire il percorso per il XX congresso. Al di là dell’indizione entro gennaio 2027, ancora oggi non sono chiari i suoi tempi reali. Soprattutto è ancora indefinito il contesto nel quale quel congresso e le prossime scelte della CGIL andranno ad operare. Per fare solo un esempio, con le elezioni 2027 ci troveremo a confrontarci con un secondo governo Meloni in stile Trump, una sua possibile ascesa al Quirinale e magari un esecutivo che comprenda Vannacci (in cui saranno in discussione diritti civili e sociali, oltre che la possibilità di una reale svolta autoritaria nel paese)? Oppure ci troveremo alla prese con qualche forma di governo di campo largo o larghe intese (nel quale potrà dispiegarsi quel patto dei produttori e quella rinnovata politica concertativa che traspare oggi nella possibile intesa con le associazioni datoriali)? Proprio perché questo quadro è ancora incerto, non è ancora definito il confronto in CGIL su proposte, prospettive e anche possibili assetti dirigenti. Proprio di fronte a questi elementi ancora aperti, non è ancora chiara la forma del congresso e quindi delle possibilità che potranno assumere i nostri punti di vista. Questa incertezza è accresciuta dai tempi serrati dei prossimi appuntamenti (120° anno della CGIL, Conferenza di programma e Congresso), dalle percepibili tensioni intorno alla successione del segretario generale, dal possibile dispiegamento della discussione congressuale in fasi diverse (definizione dei testi prima delle elezioni, forse le assemblee di base ma sicuramente le assise nazionali in tempi successivi). Tutto questo è ancora incerto.
Per questo a Jesi ci siamo dati appuntamento per proseguire il confronto all’inizio dell’autunno, con chi intende proseguire l’impostazione fondante le Radici del Sindacato, con i suoi pluralismi ma anche la sua trasparenza di prospettive: una nuova assemblea che si potrebbe tenere nelle prime due settimane di ottobre (per esempio venerdì 9 ottobre 2026), verificando ai primi di settembre l’agenda delle iniziative e delle mobilitazioni, come disponibilità e appuntamenti.
Noi però sappiamo una cosa: attraverseremo questo passaggio, indipendentemente dalla forme che decideremo e che potremo assumere, con un nostro punto di vista di classe collettivo. In una stagione di guerre, austerità e politiche autoritarie, in cui tornano però d’attualità anche prospettive concertative e nuovi patti dei produttori, si conferma per noi la necessità di tenere insieme e proseguire quel punto di vista di classe che abbiamo espresso con Le radici del sindacato.






































































