Perché diciamo No ai collegi docenti deliberativi online

Difendere collegialità e democrazia significa difendere la presenza, il confronto, il conflitto delle idee

Il 24 giugno 2026 le organizzazioni firmatarie del CCNL 2022/24 (CISL, UIL, SNALS, GILDA e ANIEF) hanno tenuto un confronto con il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) sullo svolgimento delle attività collegiali con carattere deliberativo anche a distanza, aggiungendosi a quelle non deliberative, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 44 del CCNL 2019/2021.I collegi docenti potranno quindi deliberare anche a distanza, purché sia adottato un apposito regolamento dal Consiglio di istituto, garantendo l’espressione del voto tramite piattaforme digitali certificate. La FLC CGIL non era presente al confronto, potendo rientrare nei tavoli contrattuali guarda caso solo da questa settimana, avendo sottoscritto il 1° luglio il rinnovo economico 2025/27 (su questa scelta, abbiamo espresso a suo tempo la nostra valutazione critica).

La possibilità di svolgere online i Collegi docenti con carattere deliberativo trova oggi la nostra netta contrarietà, come area programmatica congressuale della CGIL, nonostante gli evidenti vantaggi sul piano della conciliazione tra vita e lavoro che potrebbero trarne lavoratori e lavoratrici della scuola. Del resto, il nostro sindacato si è battuto in passato per la chiusura definitiva della stagione delle riunioni online e proprio il suo intervento ha ottenuto nel CCNL che le riunioni deliberative non potessero svolgersi in videoconferenza.

Non siamo di fronte a una semplice misura organizzativa o a una neutra semplificazione tecnica. Siamo di fronte a un ulteriore passaggio verso lo svuotamento degli organi collegiali democratici della scuola, già da anni compressi da pratiche burocratiche, gerarchiche e aziendalistiche. Il Collegio dei docenti non è una semplice struttura amministrativa, ma è l’organo tecnico-professionale cui la normativa affida le decisioni fondamentali in materia didattica, educativa e progettuale, espressione dell’autonomia professionale dei docenti e della libertà di insegnamento sancita dall’articolo 33 della Costituzione. Negli ultimi anni questa funzione è stata progressivamente compressa. Da un lato i grandi programmi ministeriali finanziati, come PNRR e Agenda Nord e Sud, sono arrivati nelle scuole con obiettivi, vincoli e tempi già definiti, riducendo sempre più spesso il Collegio a una sede di ratifica di decisioni già sostanzialmente assunte, a monte. Dall’altro, le varie revisioni normative degli ultimi quindici anni, la cosiddetta riforma della Buona-scuola, la quotidiana gestione del Ministero e degli Uffici scolastici hanno teso a verticalizzare le istituzioni intorno ai Dirigenti scolastici, comprimendo ruoli, procedure e dinamiche collegiali nella scuola.

La possibilità di deliberare online rischia allora oggi di indebolire ulteriormente il confronto tra i docenti, rendendo più difficile il dissenso, la costruzione di proposte alternative e l’esercizio effettivo della collegialità. Il punto non è la tecnologia. Il punto è il modello di scuola che si sta progressivamente costruendo. I diversi processi che oggi attraversano le scuole spostano infatti progressivamente il ruolo dei docenti da soggetti che elaborano, discutono e decidono l’azione educativa a semplici esecutori di indirizzi definiti altrove. È qui che si concentra la nostra contrarietà. Perché quando si restringono gli spazi del confronto democratico e si riduce la possibilità di incidere realmente sulle scelte educative, non si modifica soltanto una procedura organizzativa: si indeboliscono l’autonomia professionale dei docenti e la libertà di insegnamento. Una libertà che la Costituzione non tutela come prerogativa individuale astratta, ma come garanzia per l’intera comunità scolastica che le scelte didattiche ed educative siano il risultato del pluralismo professionale, del confronto tra competenze diverse e della responsabilità collegiale.

Il Collegio docenti non è quindi un adempimento formale. Non è una procedura da liquidare con una connessione, una piattaforma certificata e un voto digitale. È, o dovrebbe essere, uno spazio vivo di discussione, confronto, dissenso, proposta, decisione collettiva. Trasformarlo in una riunione online significa determinare le condizioni per ridurne la funzione democratica, indebolirne la dimensione collegiale e favorire una partecipazione sempre più passiva e formale.

L’esperienza della pandemia e della didattica a distanza ci ha già mostrato con chiarezza i limiti profondi della distanza. Le piattaforme digitali rendono più immediate e fruibili alcune riunioni, ma anche più lenta e complessa la discussione: il confronto si impoverisce, gli interventi diminuiscono, il dibattito viene incanalato e controllato più facilmente, mentre tende a prevalere la linea già predisposta dallo staff dirigente. Si comprime così partecipazione e democrazia. Il problema non è tecnico. Non basta parlare di piattaforme certificate, voto univoco, sicurezza informatica o tutela della privacy. Anche ammesso che questi aspetti siano garantiti, resta il nodo di fondo: un Collegio docenti online non è equivalente a un Collegio docenti in presenza. Online aumenta il rischio di una partecipazione pro-forma. Molti docenti si collegheranno solo per obbligo, magari mentre svolgono altre attività, con una presenza frammentata, distratta e soprattutto individualizzata. In questo modo il Collegio smette di essere una comunità professionale che discute e decide, e diventa una platea silenziosa chiamata semplicemente a ratificare scelte già prese altrove.

È questo il punto più grave: la deliberazione online rischia di trasformarsi in approvazione automatica. Se il confronto si riduce, se il dissenso fatica a emergere, se l’interazione tra colleghi viene congelata, allora la democrazia collegiale viene svuotata dall’interno. Formalmente si vota; sostanzialmente si ratifica. La scuola ha bisogno di più democrazia, non di meno. Ha bisogno di organi collegiali realmente partecipati, di tempi adeguati per discutere, di materiali trasparenti forniti in anticipo, di possibilità effettive di emendamento, di confronto aperto tra posizioni diverse. Ha bisogno di restituire centralità al Collegio docenti, non di trasformarlo in una procedura digitale amministrata dall’alto. Per queste ragioni diciamo con nettezza:

  • no ai Collegi docenti deliberativi online;
  • no alla riduzione degli organi collegiali a formalità burocratiche;
  • no alla democrazia scolastica trasformata in voto digitale;
  • no a piattaforme che rendono più facile il controllo della discussione e più difficile il dissenso;
  • sì alla piena partecipazione democratica del corpo docente;
  • sì a Collegi in presenza, realmente discussi, realmente deliberativi, realmente collegiali.

Difendere il Collegio docenti in presenza significa difendere la possibilità che la scuola sia ancora luogo di parola, conflitto democratico, responsabilità collettiva e decisione condivisa. Per questo ci opponiamo ai Collegi docenti deliberativi online e invitiamo lavoratrici e lavoratori della scuola a contrastare, nei Consigli d’Istituto e nei Collegi, ogni regolamento che trasformi la collegialità democratica in una procedura telematica di ratifica.

Chi può davvero sostenere che, nella fase che sta attraversando la scuola pubblica, la priorità fosse consentire lo svolgimento online dei Collegi dei docenti deliberativi? La scuola ha bisogno di ben altro. Ha bisogno di investimenti consistenti sul personale, mentre il Governo continua a ridurre gli organici, accorpare scuole con il dimensionamento e a tagliare risorse, dai posti ATA ai docenti impegnati nell’insegnamento dell’italiano L2 per gli alunni stranieri. Ha bisogno di un rinnovo contrattuale che restituisca dignità ai salari, non di aumenti che non recuperano neppure la perdita del potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni. Ha bisogno di edifici sicuri, moderni e funzionali. Oggi quasi la metà delle scuole italiane è ancora priva del certificato di collaudo statico o della verifica di sicurezza strutturale; le ondate di calore rendono ormai indispensabili ambienti climatizzati; servono investimenti nella manutenzione ordinaria e straordinaria, nei laboratori, negli spazi educativi e nella qualità degli ambienti di apprendimento.

Di fronte a queste emergenze, la scelta del Governo e di quell’accordo appare profondamente sbagliata. Invece di affrontare i problemi che ogni giorno studenti e lavoratori della scuola vivono sulla propria pelle, si interviene sulle procedure degli organi collegiali, introducendo una misura che non migliora la qualità dell’istruzione e che, al contrario, rischia di indebolire ulteriormente la partecipazione democratica, l’autonomia professionale dei docenti e la collegialità che costituiscono uno dei fondamenti della scuola pubblica.

Radici del Sindacato nella FLC
Area programmatica congressuale della CGIL