Lgbtqia+, la trincea del lavoro

I contratti nazionali come barricate contro le discriminazioni padronali e le leggi d’esclusione (Marte Manca, attivista sindacale)

Scarica il numero 14|2026 di Nuovo progetto lavoro

Il tempo è ora, le rivoluzioni che si stanno propagando globalmente ci impongono con urgenza

di alzare il conflitto sui posti del lavoro e gli attacchi ai diritti verso la comunità lgbt, soprattutto transgender, ci devono fare assumere una posizione di massima allerta.

La contrattazione nazionale è la nostra prima linea di resistenza contro un governo reazionario e oscurantista. Sotto i colpi continui dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, l’Italia è stata scientemente sprofondata nei bassifondi dell’Europa per i diritti civili, ridotta a fanalino di coda nel Rainbow Index di ILGA Europe. Ma la crociata ideologica della destra non si ferma ai proclami da talk-show: si traduce in una violenza quotidiana che devasta le vite delle persone LGBTQIA+ proprio lì dove dovrebbero essere protette, ovvero sui posti di lavoro.

Di fronte a uno Stato che discrimina per decreto, la CGIL dovrebbe rifiutare la resa e rispondere colpo su colpo, trasformando i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) in barricate a difesa della dignità. Questa èuna guerra sia padronale che di governo non possiamo permettere un ulteriore falcidiamento dei diritti.

La strategia politica di Fratelli d’Italia e della Lega è un attacco concentrico e spietato: dalla criminalizzazione della genitorialità trasformata in “reato universale” per via puramente ideologica, fino alla cancellazione dei nomi delle madri non biologiche dai certificati di nascita da parte dei prefetti. Questo clima di caccia alle streghe infetta i luoghi di lavoro, legittimando molestie, mobbing e marginalizzazione economica. Secondo le denunce dell’Ufficio Nuovi Diritti della CGIL, quasi un lavoratore LGBTQIA+ su due è costretto a subire ostilità o a nascondersi per non perdere l’impiego, mentre le persone trans vivono in una condizione di precarietà strutturale e ricatto permanente.

Laddove il governo Meloni cancella e vieta, il sindacato deve essere l’argine. La resistenza sindacale deve prendere una forma giuridica e militante precisa, blindando i diritti fondamentali direttamente nei testi dei rinnovi contrattuali nazionali:

• Carriera Alias nei CCNL: Mentre la destra attacca i protocolli dei percorsi di affermazione di

identità di genere nelle scuole e nelle università devono essere accompagnati da formazione perché l’attacco del ministro Valditara impatta fortemente sia sul piano didattico che sul personale lavorativo le persone transgender sono sia student3 che insegnanti.

I CCNL con identità alias son presenti in Funzioni Centrali (Articolo 21) e sta estendendo questa clausola in tutti i principali contratti del settore privato, dalla chimica (CCNL Filctem) alla metalmeccanica. Il badge, l’email e i registri aziendali devono riportare il nome di elezione: la privacy e il rispetto delle persone trans non si negoziano con i diktat ministeriali.

• Congedi omogenitoriali strappati ai ministeri: Contro un governo che vorrebbe definire la famiglia solo per biologia e dogma, la CGIL, in prima linea con le battaglie legali di Rete Lenford, scardina i paletti dell’INPS. Attraverso la contrattazione e la Guida “Genitori che lavorano” CGIL-INCA, il sindacato estende i congedi paritari, i permessi per malattia del figlio e le tutele della genitorialità a prescindere dal genere o dai legami biologici. Se lo Stato nega i diritti ai figli delle famiglie arcobaleno, il contratto aziendale e nazionale li riconosce e li paga.

• Tolleranza zero contro l’omolesbobitransfobia: Nei testi dei CCNL vengono inseriti codici di condotta ferrei e sanzioni disciplinari contro ogni forma di discriminazione e molestia basata sull’orientamento sessuale, esautorando la tolleranza che questo governo mostra verso i reati

d’odio.

La propaganda di Palazzo Chigi e dei media asserviti bolla la difesa delle soggettività LGBTQIA+ come “capricci woke” o distrazioni dai problemi reali. Il lavoro del sindacato deve smascherare il gioco della destra: dividere i lavoratori serve solo a indebolirli tutti. La discriminazione non è una questione teorica, è un brutale strumento di ricatto economico.

Un* lavorator* sotto scacco, terrorizzato dall’idea che il proprio orientamento sessuale o la sua identità di genere comprometta il rinnovo del contratto o una promozione, sarà un* lavorator* più isolato e meno propenso a lottare per il salario, per la sicurezza e contro lo sfruttamento.

La lotta per i diritti civili sul lavoro è, a tutti gli effetti, lotta di classe. Non arretreremo di un millimetro davanti all’oscurantismo di questa destra. La contrattazione deve continuare a sovvertire le leggi escludenti del governo Meloni. Finché lo Stato discriminerà, il sindacato deve essere il pilastro della classe lavoratrice.

Il lavoro è un diritto, e questa è una lotta di classe altrimenti saremmo alla mercé delle barbarie.

Marte Manca, attivista sindacale

Screenshot