Appunti dell’intervento di Luca Scacchi, AG FLC, Roma 10 giugno 2026
Io ringrazio la segretaria generale (Gianna Fracassi, ndr) per l’apertura della sua relazione, che si è concentrata su alcune vicende (la guerra, l’assedio a Cuba, la tragica vicenda di Amendolara, ndr) e sulle iniziative che abbiamo svolto e che ci proponiamo di svolgere come FLC su queste vicende. La ringrazio, perché io credo che ogni tanto noi non abbiamo piena consapevolezza dell’importanza di queste iniziative. La dico così: io sono sempre più preoccupato che nelle nostre strutture, nel nostro corpo, in particolare nelle piccole realtà come quella da cui provengo, ma non solo, il necessario impegno dei compagni e delle compagne nel lavoro di tutela e di consulenza individuale prosciughi ogni energia e ogni capacità di ulteriori attività. Sono preoccupato, perché questa dinamica non è solo logorante, ma rischia di compromettere la consapevolezza dell’importanza che per noi ha questa azione collettiva, politica nel suo senso più proprio, sia in funzione del ruolo di sindacato generale che intendiamo coprire, sia anche in termini di consenso, alle elezioni RSU e nel tesseramento. La FLC, infatti, è riconosciuta non solo per l’azione puntuale di tutela o l’azione collettiva di difesa di salari e diritti, ma anche per il nostro profilo valoriale e il nostro obbiettivo generale di trasformazione della società, che ci porta a contrastare le iniziative del governo e prospettare un sistema di istruzione diverso, una società diversa, a partire ad esempio dalla gestione dell’immigrazione. Per questo secondo me è stato importante il seminario sulla con/cittadinanza che abbiamo tenuto qualche settimana fa, come è importante l’impegno che Gianna ha richiamato qui per supportare l’iniziativa della FLAI e delle strutture territoriali sulla questione del caporalato e dell’ipersfruttamento, mettendo in campo le nostre specificità e competenze come sull’apprendimento della lingua.
Allo stesso modo, io credo sia importante l’attenzione e l’iniziativa che noi dobbiamo mantenere sulla questione di Gaza, il contrasto al genocidio e i diritti del popolo palestinese. Su questo fronte ho l’impressione che, come CGIL, negli ultimi mesi ci siamo distratti, come eravamo distratti prima della marea autunnale e forse anche di più. Non ce lo possiamo permettere. Anche per questo vorrei qui ricordare che c’è un nostro compagno, Vittorio Sergi, non solo un iscritto ma anche dirigente territoriale FLC (docente alle superiori e componente dell’Assemblea generale di Ancona), che era a bordo della Global Summit Fottilla, che è stato prelevato qualche settimana fa dalla nave su cui era in acque internazionali e sottoposto a quel trattamento che tutto il mondo ha potuto misurare nei video del ministro Ben Gvir. Proprio la vicenda di Vittorio, come altre iniziative e azioni che si sono ripetute in questi mesi, evidenzia che nella nostra organizzazione, nelle nostre strutture, c’è un attenzione che è importante confermare e soprattutto valorizzare. Come importante è confermare e sviluppare la nostra azione quotidiana nella scuola, nella università, nella ricerca contro riarmo e militarizzazione, proprio perché noi dobbiamo essere sindacato generale e quindi trasformativo.
Nei minuti che restano, però, mi vorrei concentrare su due urgenze, la chiamo così: due priorità su cui, secondo me, noi dobbiamo concentrare la riflessione ma anche l’azione nei prossimi mesi, al di là di tutte le cose che succedono e che ci travolgono nella nostra quotidianità organizzativa.
Una è la costruzione della mobilitazione. Guardate, in questo Paese, nel nostro sindacato, nella nostra categoria, più complessivamente nella sinistra di questo paese, c’è chi ha pensato che il risultato del referendum sulla giustizia abbia aperto una lunga discesa verso le prossime elezioni politiche, dandoci l’abbrivio e quindi una spinta in qualche modo indirizzata a mandare a riposare questo governo, come detto nella relazione, a farlo chiudere con il voto. Io penso che sia più complesso, molto più complesso di così.
In primo luogo, questo governo è ancora attivo e sta ancora agendo deforme e controriforme, che agiscano sulle cose, sulla struttura e sui rapporti sociali di questo paese. Penso ad esempio al cosiddetto decreto primo maggio, ai danni sulle condizioni di lavoro, la precarietà, l’autorevolezza e la dinamica della contrattazione. Penso anche a quello che sta succedendo nei nostri settori, dall’ANVUR ai Tecnici, dalla possibile revisione dell’AFAM dove si prospetta un cambiamento di stato giuridico del personale all’implementazione della linee guida per la scuola, sino alla gestione degli enti di ricerca pubblici.
In secondo, ma assolutamente non secondario luogo, penso proprio al consenso di questo governo. Nel risultato referendario qualcuno ha dato l’impressione che fossimo di fronte all’inizio di una progressiva erosione, se non una vera e propria crisi di consenso, della Destra reazionaria. Non entro ora nell’analisi di dettaglio di quel voto, nella valutazione dei 13.250.709 SI e dei 15.085.410 NO, nel loro rapporto con i diversi schieramenti politici. Se ne potrebbe discutere a lungo. Mi limito solo a sottolineare che oggi il principale problema della Destra, tanto nei risultati elettorali alle amministrative quanto nei ripetuti sondaggi di questi mesi, sono le sue contraddizioni e le sue fratture interne, la nascita del polo ultranazionalista di Vannacci e Futuro nazionale, non un crollo dei consensi di Fratelli di Italia o dell’insieme delle sue forze. Certo, come abbiamo ripetuto tante volte le Destre non sono maggioritarie, hanno ancora un perimetro limitato, sebbene questo rimanga solido nonostante i quattro anni di governo e soprattutto sia capace di plasmare rappresentazioni collettive e senso comune. Non emergono ancora, cioè, dei logoramenti o delle fratture in questo consenso popolare, soprattutto in quel sostegno presente nelle classi subalterne e nel lavoro, anche nel lavoro organizzato e sindacalizzato.
Allora la costruzione di una mobilitazione di massa, di una vera e propria opposizione sociale, è una priorità per noi perché serve per continuare a contrastare nei prossimi sei, dodici, diciotto mesi le iniziative di questo governo che rimarrà a governare, ma anche perché serve proprio per ribaltare nella coscienza, nelle teste e nel cuore delle persone, questo consenso, queste rappresentazioni collettive, questo senso comune. Anche perché, diciamocelo, il profilo sociale dell’opposizione parlamentare non è che sia poi così chiaro e brillante, ed è proprio necessario che si gonfino nella mobilitazione sindacale e sociale rivendicazioni, interessi e prospettive del lavoro. Allora, la nostra attenzione anche nell’elaborazione della prossima estate dovrà proprio essere su come aprire il prossimo autunno con una mobilitazione di massa. A partire proprio da nostri settori. Bene, molto bene, da questo punto di vista lo sciopero degli scrutini di giugno (nonostante qualche sbavatura nell’organizzazione) e bene quanto detto nella relazione sulla necessità di organizzare assemblee negli Istituti tecnici in contemporanea nei primi giorni di scuola, per rilanciare l’iniziativa e la Rete dei Tecnici che abbiamo visto svilupparsi in questa chiusura di anno scolastico. Anzi, dovremo proprio capire come in tutti i settori noi saremo capaci di costruire occasioni di attivazione e mobilitazione.
Io penso che sia un urgenza e non mi sembra di cogliere questo spirito ovunque nella nostra categoria, e tantomeno nella confederazione. In questa impressione, non lo nascondo, c’è ancora in me l’impressione e la memoria del dibattito di ieri all’Assemblea generale CGIL. Ieri si è votato un mandato per avviare, insieme a CISL e UIL, a ribadire ed estendere l’impianto del patto di fabbrica (due livelli di contrattazione autonomi e distinti, TEM e TEC con istituti salari non monetari, sistemi di adeguamento all’inflazione diversi per ogni categoria).
Io penso sia un errore: oggi, infatti, la seconda priorità che abbiamo è quella di rompere la stagnazione salariale di questo paese. La mia impressione, cioè, è che questa prospettiva riaffermerà l’attuale ingabbiamento della contrattazione e non produrrà significative discontinuità nelle politiche retributive. A me sembra che questa proposta non faccia cioè i conti con le tendenze, i processi e le contraddizioni di questa stagione del capitalismo internazionale ed italiano, e quindi con la materialità delle cose che stanno capitando nei processi produttivi, nei luoghi di lavoro, nelle crisi e nelle ristrutturazione, nelle trasformazioni del lavoro che interessano tutti, compresi i nostri settori. Proprio ieri Michele, il segretario generale FIOM, sottolineava come le grandi riorganizzazioni stiano interessando non solo le fabbriche e gli operai di linea, ma anche i servizi, i servizi avanzati, i cosiddetti colletti bianchi e i lavori da ufficio. Io allora sono molto spaventato, lo dico apertamente, dalla riedizione di un nuovo grande patto dei produttori, fragile nella sua struttura in questi tempi di crisi, guerre e contrapposizioni internazionali, che rischia da una parte di deprimere proprio quella mobilitazione di massa che sarebbe necessaria, dall’altra di non riuscire ad agire sulla grande emergenza salariale che esiste in questo paese (i salari reali non hanno ancora recuperato i valori 2019).
Chiudo allora con due osservazioni finali. Sono contento di un’altra cosa presente nella relazione, la proposta di due prossimi momenti di riflessione della categoria, uno sui modelli contrattuali nel pubblico ed uno sui modelli contrattuali nel privato. Sono contento, perché mai come oggi mi sembra importante tenere insieme queste due riflessioni, esser consapevole dei rischi di divergenza che esistono in questa stagione, anche per la stabilizzazione della frattura salariale di questi anni fra questi due mondi che mi è sembrata di cogliere ieri all’Assemblea generale della CGIL.
Oggi, in conclusione di questa discussione, voteremo un ordine del giorno sul contratto 2025/27 Istruzione e ricerca, oltre che su quello dei Dirigenti scolastici 2022/24. Il nostro voto, come area delle Radici del Sindacato, non può che muoversi in coerenza con la valutazione che abbiamo dato al momento della sottoscrizione dell’ipotesi di contratto, che abbiamo ribadito poi nelle discussioni dell’organizzazione e nelle assemblee. Proprio alla luce delle riflessioni e delle preoccupazioni che ho prima richiamato, non possiamo cioè avere una valutazione positiva di un accordo a pochi mesi di distanza da quello non firmato sul triennio precedente, senza che venga posto alcuna prospettiva di recupero della perdita di quasi il 10% rispetto all’IPCA, proprio nel pieno di una nuova crescita inflattiva per l’ennesima guerra nel Golfo e il relativo picco dei costi energetici. Segnalo solo una preoccupazione aggiuntiva: parallelamente noi decidiamo la sottoscrizione del CCNL per la V area della dirigenza, triennio 2022/24, con significativi aumenti complessivi (sul TEC, diciamo), pari a circa 500 euro medi mensili (intorno all’8,5%) e nuove tutele su ferie, mobilità interregionale e lavoro agile. Al di là, comunque, della distanza dall’inflazione, sono preoccupato che anche nei nostri settori, all’interno della stessa scuola, aumentino in questa stagione le divergenze tra lavoratori e lavoratrici, si amplino cioè i ventagli salariali tra le diverse posizioni e professionalità negli stessi posti di lavoro. Un problema che credo sia tutto nostro, che non siamo un sindacato corporativo di dirigenti ma un sindacato generale che si fa carico di tutta la categoria
Allora, e chiudo veramente, prendiamo la pausa estiva per preparare l’autunno. Io credo che noi abbiamo i prossimi due mesi per fare le riflessioni e le elaborazioni di cui abbiamo bisogno, sulla contrattazione e sul contratto, ma da settembre noi dobbiamo avere la capacità di portare queste elaborazioni nella costruzione di vertenze concrete, per costruire mobilitazioni di massa unificanti, una nuova stagione di conflitto in cui cresca l’opposizione sociale a questo governo. Qui, in fondo, che sta la sopravvivenza nostra, sia nella riconquista di un autorevolezza salariale del sindacato e del contratto, sia nella possibilità di cambiare le stato di cose presenti in questo paese.