Eliana Como: «Non mi scandalizzo per una vetrina rotta. La violenza sta altrove»

Dichiarazione di voto contrario all’Assemblea generale della CGIL, 27 ottobre. Qui il documento della Segreteria, approvato dalla Assemblea a larga maggioranza.

Premetto una cosa: lo sciopero del 20 novembre è già convocato, quindi non è che lo votiamo oggi. Non è su questo – che condivido pienamente – che mi esprimo. 



E anche il passaggio sul modello contrattuale – che invece come sapete non condivido – è già parte di un percorso avviato. Non lo votiamo oggi per la prima volta, ho già votato contro, per me sarà la pietra tombale sul salario minimo e questo è un problema. Ma non è questo il punto oggi. 



Voto convintamente contro su un passaggio preciso del testo: «la CGIL considera inaccettabile ogni forma di violenza».

A questo punto, che per me è irricevibile, segue, nel passaggio successivo, una condanna molto generica della repressione dello Stato. 



Non si dice della militarizzazione delle città, con l’invio di militari, droni e blindati, modello ICE. Non si dice dei fermi di minorenni, persino dentro le scuole, come ieri al Giordano Bruno di Roma.



Non si dice del fatto che un ragazzo di 30 anni è stato in carcere per giorni per aver espresso un’opinione. E non si dice, che la presidente del Consiglio, ancora più grave, abbia definito «vergognosa» la decisione del GIP di non convalidare l’arresto.



Oggi ho letto la denuncia che fanno i delegati e le delegate della FILCAMS di Feltrinelli di Milano, che dicono che non possono più usare il bagno della stazione Garibaldi, perché quel bagno è sequestrato dalla polizia e serve come “cella di fortuna” per fermi preventivi di minorenni.

Di fronte a tutto questo, si deve essere chiari ed è il momento di schierarsi. 



E per farlo non si può inseguire lo schema della violenza imposto dalla narrazione di Meloni, né tantomeno cadere nella trappola di essere noi a stabilire chi sono i buoni e chi sono i cattivi. Noi non possiamo inseguire questa versione dei fatti. La violenza sta altrove, i cattivi stanno altrove.



Dopo quattro anni di genocidio del popolo palestinese, non mi scandalizzo per una vetrina rotta. C’è molta più violenza nei decreti sicurezza di Meloni, in chi parla di remigrazione e semina odio come se non ci fosse un domani contro i ragazzi e le ragazze di seconda e terza generazione. Continuano in modo dispregiativo a chiamarli “maranza”, li escludono, li ghettizzano, dicono loro che, anche se nati in Italia, la cittadinanza per loro non è un diritto ma un privilegio. Parliamo, piuttosto, di quanta violenza c’è nella proposta delle classi-ghetto per i figli e le figlie dei migranti.

Così si dovrebbe rispondere alla strumentalizzazione della destra. Ascoltando quella rabbia, al limite discutendo con loro, ma stare dalla loro parte, in quelle piazze che cantano, giustamente, “tout le monde déteste la police” o in cui “Bismillah c’est les ténèbres” è diventato lo slogan per prendere in giro la violenza della polizia.

Questo ha fatto la CGT insieme agli altri sindacati francesi. A poche ore dai primi scontri nei licei, si sono schierati con loro, sono scesi in piazza, li hanno difesi, con la loro presenza, prendendosi anche i lacrimogeni in faccia pur di non lasciarli soli.

Si tratta oggi, anche noi, di dire da che parte stare. Da quella di chi manifesta perché reclama un futuro, con i mezzi che ha e con la rabbia che sente. Oppure da quella di chi il futuro lo sta devastando.



Per me la Cgil non può avere dubbi su questo. Per questo voto contro.

Eliana Como