In questi giorni circa un milione e duecentomila lavoratori e lavoratrici del ministero dell’istruzione e del merito sono chiamati a scegliere se sottoscrivere o meno una polizza sanitaria “gratuita” con UniSalute. La sottoscrizione va effettuata dal 10 al 20 settembre e prevede la copertura del costo di una serie di servizi sanitari, elencati in una guida scaricabile dal sito del ministero.
Il ministro Valditara e i sindacati che hanno sottoscritto l’accordo per la sanità integrativa contrattuale l’11 agosto 2025 (Cisl, Anief, Snals, Gilda) stanno presentando questa misura di welfare contrattuale come un grande risultato per chi lavora nella scuola pubblica e contano di arrivare entro pochi giorni a registrare l’adesione di tutta la categoria. Ma siamo sicuri che questa misura costituisca un aumento del salario indiretto o piuttosto non siamo di fronte all’ennesima trappola per il lavoro pubblico?
E’ un affare?
Il ministero ha previsto una spesa di 320 milioni di euro per quattro anni per finanziare la copertura assicurativa potenzialmente di un milione e duecentomila lavoratrici e lavoratori. Questo significa che per ogni lavoratore la polizza costerebbe circa 66€ annui se aderisse il 100% della platea, il doppio se l’adesione fosse soltanto del 50% degli aventi diritto. Immaginiamo quindi che la convenzione tra il ministero e il consorzio assicurativo preveda un costo individuale annuo non più alto di 122€.
Sul sito di UniSalute si può facilmente verificare che una polizza sanitaria di base con copertura di grandi interventi e oncologia costa circa 300€. Certo vanno prese in considerazione le economie di scala sui grandi numeri di assicurati che questa convenzione porterà al consorzio, ma sorge il sospetto che la qualità delle coperture sia ancora al di sotto di un livello minimo.
Per questo prima di aderire andrebbe letta attentamente la guida. L’assicurato è tenuto a pagare una franchigia del 10%, fino ad un massimo di 4000€ sui ricoveri e gli interventi in day hospital; le uniche spese assicurate per visite e esami di prevenzione sono quelle per la prevenzione cardiovascolare (alcune analisi del sangue) e la prevenzione oncologica (visita ginecologica più un esame tra Pap test, ecografia mammaria o mammografia per le donne ultra quarantenni, e visita urologica e controllo PSA per gli uomini ultra quarantenni); le cure dentali è come se non ci fossero: è previsto solo il rimborso di una seduta di igiene dentale e una visita specialistica con un massimale di 100€ e una franchigia del 15%; il massimale coperto per gli impianti osteointegrati è di soli 600€ a impianto; per il parto naturale è previsto un massimale di 2500€, che sale a 4000€ per un parto cesareo; infine il piano prevede il rimborso di spese sanitarie e socio assistenziali per un massimo di 500€ al mese per quattro anni in caso di non autosufficienza permanente a seguito di un evento verificatosi durante il periodo assicurato.
A differenza del servizio sanitario nazionale, i costi sarebbero solo parzialmente coperti dall’assicurazione, solo per alcune casistiche ben determinate. Aggiungiamo che nella maggior parte dei casi bisogna scegliere una struttura convenzionata con UniSalute per ottenere i rimborsi.
Chi paga?
Si dirà: comunque meglio di niente, visto che l’assicurazione è gratuita. E’ vero, a prima vista il costo della polizza non ricade sulle finanze di chi lavora, la paga il ministero con lo stanziamento di cui abbiamo parlato. Ma quei soldi servono oggi al ministro Valditara per affermare che lo stipendio degli insegnanti è aumentato non solo direttamente, tramite i rinnovi contrattuali sottoscritti dall’attuale governo, ma anche indirettamente tramite il welfare contrattuale. Si tratta insomma di salario indiretto erogato a chi lavora nel comparto istruzione, per cui i sindacati si guardino dal rivendicare ulteriori aumenti!
La realtà oltre la propaganda è che i salari del personale scolastico sono ancora tra i più bassi tra i paesi dell’UE e sono anche più bassi degli impiegati della pubblica amministrazione in Italia, a parità di qualifica. Gli aumenti salariali previsti dagli ultimi due rinnovi contrattuali sono stati in parte mangiati dal fiscal drag e non hanno recuperato neanche l’inflazione degli ultimi anni. Nei fatti il salario reale è diminuito ulteriormente, con il consenso dei maggiori sindacati delle lavoratrici e dei lavoratori. I fondi stanziati per coprire l’assicurazione sanitaria sono stati sottratti al fondo di funzionamento ordinario delle scuole pubbliche e ai mancati aumenti salariali e regalati alle assicurazioni private e delle strutture sanitarie private con esse convenzionate.
Per il rilancio della sanità pubblica universale
Ma c’è un’altra voce di costo nascosta per le lavoratrici e i lavoratori: lo smantellamento del servizio sanitario nazionale.
Il ministero e i sindacati si sono affrettati a specificare che l’assicurazione non è sostitutiva del SSN, ma lo integra. Sta di fatto però che tutti gli interventi coperti dall’assicurazione, e molti altri, sono già garantiti dal servizio sanitario nazionale, a fronte del pagamento del solo ticket a meno che non si rientri tra le categorie esenti (ovviamente i ticket non verranno rimborsati dall’assicurazione). E’ chiaro che l’unico elemento che potrebbe giocare a favore dell’assicurazione privata è quello di non dover essere inseriti nelle lunghe liste d’attesa del pubblico. Ma così invece di pretendere l’accorciamento dei tempi di attesa nel pubblico, magari rifinanziando le strutture sanitarie statali, assumendo personale e facendo nuovi investimenti, si sposta una parte della domanda sul settore privato, legittimando ulteriori tagli alla sanità pubblica.
La FLC Cgil non ha firmato l’accordo sulla sanità integrativa, tuttavia non sta facendo una campagna per boicottarla. La Cgil confederale sta raccogliendo firme per il rifinanziamento della sanità pubblica, ma senza menzionare nella sua proposta il problema della privatizzazione strisciante attraverso l’inserimento di assicurazioni sanitarie in pressoché tutti i contratti di lavoro (ormai manca solo che le introducano per chi lavora nella sanità pubblica). L’incoerenza nelle battaglie sindacali rischia di aprire il campo ad ulteriori sconfitte, come lo è stata quella sulla difesa del sistema pensionistico pubblico dopo l’introduzione della possibilità di devolvere il TFR ai fondi pensione integrativi.
Il tema della battaglia per la difesa dei servizi pubblici, a partire da scuola e sanità, deve tornare ad essere una battaglia centrale per la classe lavoratrice, strettamente legato a quello per gli aumenti di salari e pensioni in termini reali e per la riduzione del tempo di lavoro a parità di remunerazione.
Francesco Locantore
AG FLC CGIL
Radici del Sindacato