La giornata di ieri ha visto una straordinaria partecipazione di lavoratori, lavoratrici, giovani e studenti nelle piazze. Non solo decine di migliaia di persone hanno dato vita a cortei intensi e determinati nei grandi capoluoghi (Roma, Milano, Bologna, Torino, Genova, Venezia, Napoli, Bari, Palermo, ecc), non solo ci sono stati importanti dimostrazioni in tante città del paese (da Trieste a Ragusa, da Livorno a Cosenza, da Brescia ad Ancona, da Aosta a Caltanisetta, da Urbino a Potenza, ecc.), ma ci sono state decine e decine di iniziative anche in molti centri sul territorio (da Viareggio a Senigallia, da Orvieto a Monopoli, da Piombino a Sorrento, ecc). Una partecipazione straordinaria, che non si vedeva da anni ed ha segnato così, contro il genocidio a Gaza, l’inizio di questo nuovo scolastico, accademico e politico.
Queste piazze sono state animate in modo particolare dal mondo della conoscenza: studenti, docenti, ricercatori, personale della scuola, delle università e degli enti di ricerca. Nelle scorse settimane era cresciuta un’attivazione e una sensibilità diffusa in tutte queste comunità, come abbiamo visto con le tante prese di posizione nei collegi docenti, i minuti di silenzio ad inizio anno scolastico, le discussioni nelle aule e nelle classi, gli appelli e le mozioni per l’interruzione dei rapporti con Israele in atenei e centri di ricerca, nonostante l’attivo tentativo del Ministero di bloccare o reprimere queste iniziative. Una mobilitazione lievitata spontaneamente che ha appunto travolto anche i tentativi di inquadrarla e cancellarla che questo governo porta avanti con una logica sicuritaria, gerarchica e reazionaria.
Lo sciopero è stato importante. Lo hanno reso evidente le tantissime piazze, lo hanno reso evidente anche le adesioni nei luoghi di lavoro, in particolare in università, scuole ed enti di ricerca, anche di tanti e tante che non sono abituati ad agire questo strumento di rivendicazione, come i docenti universitari. Non parteciparci e non convergere su di esso è stato un errore, al di là delle forzature e delle modalità con cui è stato indetto. Lo abbiamo detto sin da mercoledì scorso: partecipare e scioperare il 22 settembre era necessario, cogliendo quindi l’iniziativa che i sindacati di base e conflittuali hanno costruito come occasione di mobilitazione generale per tutti/e. Siamo quindi stati in questo sciopero e in queste piazze, insieme a tanti e tante compagni e compagne, ai nostri posti di lavoro, a tanti e tante iscritti FLC e CGIL, a tanti e tante delegati e delegate che hanno colto questa esigenza e questa necessità. È tempo del conflitto, è tempo della convergenza, oltre ogni spirito di organizzazione.
La giornata di ieri ha avuto le caratteristiche di un movimento, nella durata delle dimostrazioni, nella spontaneità della loro organizzazione, nella molteplicità dei cortei con cui si sono costruite e sviluppate le iniziative nelle varie città. Lo abbiamo visto anche nella capacità di bloccare i binari, le autostrade e le tangenziali, i porti e le navi con le armi (come a Livorno), dimostrando che ogni divieto e principio imposto dal DdL sicurezza può essere incrinato dall’iniziativa di massa. È ora importante che questo movimento prosegua la mobilitazione contro il genocidio, l’occupazione di Gaza e le politiche di pulizia etnica, sviluppando l’iniziativa anche contro le scelte di questo governo e per l’interruzione delle relazioni commerciali, politiche e diplomatiche con Israele. L’esecutivo Meloni, come l’Unione Europea, non sono solo immobili verso Israele ma anche complici nelle politiche di riarmo e di guerra che segnano questa stagione di competizione e contrapposizione mondiale. Lo stiamo vedendo anche in queste ore, con la campagna mediatica vergognosa sulla giornata di ieri, gli arresti effettuati, il tentativo di leggere quelle piazze esclusivamente in una logica sicuritaria. È allora utile che la CGIL cambi atteggiamento e pratiche, cogliendo l’occasione della sua attivazione e anche delle sue iniziative riuscite (come quella al porto di Livorno) per contribuire alla convergenza e allo sviluppo di questo percorso.
In ogni caso, noi ci siamo e ci impegneremo per lo sviluppo di questo movimento. A partire dall’assemblea nazionale di Stop Rearm UE del prossimo sabato 27 settembre, l’iniziativa FLC dei settori della conoscenza di lunedì 29 settembre con gli attivisti della Global Sumud Flottilla e il sindacato dell’istruzione palestinese, le tante dimostrazioni in campo il 4 ottobre, la Perugia-Assisi del 12 ottobre, il corteo nazionale del 25 ottobre, l’immediata risposta da organizzare in caso di blocchi ed attacchi alla Flottilla, le prossime iniziative di mobilitazione e di sciopero che dovranno quanto prima esser definite, sia a livello di categoria sia a livello confederale.
Area congressuale Radici del Sindacato in FLC