Lavoro, pace e diritti contro le destre da paura

Intervista ad Eliana Como: “E’ importante l’appuntamento del 28 marzo: scendiamo in piazza contro i re (e le regine!) in tutto il mondo, per la democrazia e la pace, contro la guerra e il riarmo”

L’Assemblea generale si è riunita, in questi giorni, mentre il mondo è in fiamme, mentre le destre estreme dettano troppe agende politiche, mentre il mondo del lavoro non sa e non può più nascondere la sua enorme sofferenza. Rispondendo ad alcune domande, Eliana Como, Portavoce dell’Area di minoranza CGIL ‘Le Radici del Sindacato’, prova a rimettere in fila le priorità del dibattito politico-sindacale, sul versante interno e con lo sguardo a quanto accade a livello internazionale.

La discussione in CGIL parte da alcuni temi forti. Vogliamo rimetterli in fila?

Mentre il mondo, e l’Italia nel suo piccolo, si è abituato incredibilmente a vivere in tempo di guerra, dobbiamo affrontare la crisi climatica, la digitalizzazione (e con essa il ruolo dell’intelligenza artificiale), lo sfruttamento (con il caporalato che ‘governa’ alcuni settori produttivi agricoli), vere e proprie forme di moderno schiavismo (se pensiamo ai distretti tessili), la carenza di tutele nelle nuove forme di lavoro, le crisi industriali. Per non dire della destra estrema che avanza in tutto il mondo, in una cornice di disumanità che permea la nostra società. Arrivando al punto, se volgiamo lo sguardo in Palestina, che non è più nemmeno condivisa la definizione di ‘bambino’. Giustamente il mondo dei social media si commuove per Punch, la scimmietta di uno zoo in Giappone abbandonato dalla mamma e “adottato” da un peluche. Eppure gran parte di quel mondo non riesce a provare compassione per i bambini e le bambine palestinesi, a cui viene brutalmente negato il diritto di esistere. 

Da dove ripartire e come farlo?

Io non ho soluzioni, dovremmo trovarle insieme, passo dopo passo. Dovremmo però partire da un condiviso senso di paura, se pensiamo a quanto sta accadendo negli Stati Uniti, il cui presidente si serve addirittura di una milizia paramilitare come l’ICE per ripristinare ‘l’ordine’. Ho sempre pensato, come molti, che il modello USA fosse in realtà molto lontano da quel ‘sogno americano’ che è stato idealizzato nel corso dei secoli. Perché è sempre stato diffuso il livello di prepotenza, di arroganza e di repressione nei confronti della comunità ispanica e, ancor più, di quella afroamericana. Nessuno di noi, quindi, ‘casca dal pero’. Ma oggi sta succedendo qualcosa di diverso, se pensiamo che Trump investe milioni su una milizia che uccide coloro che protestano, che recluta personaggi come quel Gregory Bovino, con un preciso mandato ideologico. Si obietta sostenendo che i Democratici ‘non erano meglio di Trump’… intanto però l’attuale Amministrazione statunitense ha attaccato il Venezuela, vorrebbe invadere la Groenlandia, forse arriverà a farlo anche a Cuba. Nel frattempo, Trump ritiene, purtroppo a ragione, di poter ambire al Nobel per la pace; mentre Gaza continua a bruciare senza alcuna soluzione credibile per il popolo palestinese.

In questo drammatico contesto, il governo italiano si mette in luce per il suo servilismo nei confronti dello storico alleato…

Sì, è vergognosa la partecipazione dell’Italia al Board of peace, la cricca di Trump che vuole trasformare il genocidio di Gaza in un affare immobiliare. Ma non solo. Il governo italiano punta a vincere le elezioni del 2027. Dobbiamo quindi aver paura, oltre che di Trump, anche di Meloni, La Russa, Vannacci, Salvini. Già oggi, dopo tre anni di governo, hanno trasfigurato un Paese, figuriamoci se dovessero essere riconfermati con un secondo mandato. Il tema cruciale, a questo proposito, è che non mi pare ci sia un’idea chiara, anche in CGIL, su come dovrà essere affrontata la primavera. E’ alle porte il referendum sulla giustizia, che certamente riguarda la democrazia e la difesa della Costituzione e il suo esito è dunque molto importante. Ma quell’appuntamento non riguarda le condizioni materiali delle persone e la loro stessa esistenza in un mondo globalizzato divenuto incivile. Rischiamo perciò di portare avanti una campagna elettorale referendaria dai contenuti ‘alti’, certamente importanti, ma che non raggiungeranno la condizione di vita degli uomini e delle donne in carne ed ossa. Come CGIL, abbiamo inoltre promosso una legge d’iniziativa popolare sulla sanità pubblica, altro tema centrale. Ora ci si avvia a un’altra proposta sugli appalti. Ma senza una iniziativa vertenziale e di mobilitazione reale, rischiamo di non andare da nessuna parte. Peraltro, è incredibile che sul terreno della sanità pubblica, la Cgil abbia deciso di non esprimersi sulla sanità integrativa. Così mettiamo a rischio pure quell’alleanza con le associazioni che, invece, su quel problema hanno investito. Non possiamo certo pensare che la legge d’iniziativa popolare sulla quale siamo impegnati verrà approvata dal Parlamento… avremmo quindi la necessità di costruire una campagna, sulla quale però rischiamo in partenza di partire un po’ stonati. Lo stesso vale per la discussione che si è aperta tra Cgil Cisl e Uil e Confindustria sul modello contrattuale. Io non ho mai condiviso il Patto per la fabbrica. È una gabbia per la contrattazione, perché vincola il salario all’inflazione depurata dall’aumento dei costi dell’energia. I metalmeccanici hanno dovuto fare 40 ore di sciopero per andare poco oltre quei vincoli, con i padroni che ancora pretendevano in cambio la disponibilità sull’orario di lavoro. Quel modello contrattuale serve alle imprese. Certo che penso che vada cambiato! Ma altrettanto penso: siamo convinti che oggi ci siano le condizioni? Il modello salariale peraltro non è nemmeno in discussione. E noi abbiamo tutti contro: Cisl e Uil non sono nostri alleati ma nostri avversari. Io non voglio fare processi alle intenzioni, vedremo come procede la discussione. Ma vedo un punto e l’ho detto alla Assemblea Generale: senza una grande mobilitazione nel paese, il segretario generale può essere pure Superman a quel tavolo, ma non ha alcuna condizione di ottenere un modello migliore. Anzi, rischiamo di peggiorare quello che già c’è.

Quindi, c’è un piano di mobilitazione istituzionale, come il referendum sulla Giustizia, che è importante, ma non basta se non c’è una mobilitazione nel paese sui temi che riguardano le condizioni materiali delle persone. È questo che intendi?

Sì, proprio così. È come negli USA. È importante che la Corte Suprema abbia bloccato Trump sui dazi, ma serve una mobilitazione popolare per metterlo davvero in discussione. Altrettanto in Italia, per questo per noi è importante l’appuntamento del 28 marzo. Scendiamo in piazza contro i re (e le regine!) in tutto il mondo, per la democrazia e la pace, contro la guerra e il riarmo. La Cgil non ha ancora deciso formalmente la partecipazione, perché chiede garanzie che la piazza sia pacifica e non violenta. All’Assemblea Generale ho detto che la manifestazione deve essere popolare e di massa, senza scontri, perché altrimenti diamo adito alla narrazione della destra. Ma la garanzia migliore è proprio la nostra partecipazione che quindi non deve essere messa in discussione.

E poi c’è un piano di mobilitazione simbolico, viene in mente la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici della Fenice di Venezia…

Infatti, la spilletta che indosso me l’hanno data i lavoratori e le lavoratrici del teatro della Fenice, impegnati in una grande mobilitazione perché non vogliono che sia loro imposta la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi. Dopo aver costruito un grande consenso con il loro pubblico, decisivo in quella vertenza, a Capodanno sono stati chiamati a decidere se scioperare, come pure avevano paventato, oppure suonare comunque, perché si trattava di un evento così importante per la città. Ecco che hanno deciso di suonare comunque, indossando però la stessa spilletta che indosso io, facendole fare il giro del mondo, visto che ne hanno parlato tutti i media internazionali. Mi sembra importante citare questa lotta perché ci ricorda che il fattore più importante è la credibilità. E le strade per raggiungerla sono tante, spesso non rituali, purché risultino incisive. Trump in America, oltre alla Corte Suprema ha un altro incubo che non lo fa dormire la notte, Bruce Springsteen, che ha lanciato il suo tour da una costa all’altra degli USA contro chi pretende di essere il Re di quel paese.  Per la stessa ragione, dopo la manifestazione del 28 marzo, l’appuntamento per noi torna ad essere anche quest’anno il Festival della Letteratura working class ai cancelli di GKN. Finché gli operai, oltre a lottare, leggeranno libri, abbiamo speranza!

Pubblicato il 26 Febbraio 2026