“Il Nobel andava assegnato a Francesca Albanese, alla Flotilla, ai giornalisti uccisi”
Il movimento resti in piazza, per la Palestina e per noi. Dal 25 ottobre pronti a sciopero generale
di Eliana Como
Non è un accordo di pace: è una tregua sotto ricatto. Perché la Cisgiordania e Gerusalemme est continuano ad essere occupate, perché Gaza è distrutta, perché nessun palestinese si è seduto al ‘tavolo’. La tregua dovrà dunque essere rispettata, affinché diventi un vero ‘cessate il fuoco’.
Ma va ribadito con la massima forza che Netanyahu è un criminale di guerra e come tale va fermato, disarmato e processato.
Una tregua e’ certo meglio di un genocidio ma la ‘pace’ sarebbe ben altro, passerebbe attraverso la decolonizzazione e il riconoscimento della Palestina.
Perciò il movimento deve restare in piazza, per la Palestina ma anche per noi: il 18 ottobre a Firenze manifesteremo insieme agli operai della ex-Gkn, poi il 25 la Cgil sfilerà contro il riarmo e la legge di bilancio. Ma, subito dopo, dovremo chiamare allo sciopero, con tutte le sigle che stanno con noi nel movimento, senza provare ad aspettare invano, un’altra volta, Cisl e Uil.
Il governo ci dice che scioperiamo solo per la Palestina? Bene, accontentiamoli! Scioperiamo contro una legge di bilancio per cui la priorità è la guerra, non la sanità, le pensioni, i salari. ù
Il movimento è stato straordinario e ha messo in crisi il governo, scioperando e invadendo le piazze per fermare un genocidio a cui siamo stati costretti ad assistere in diretta per oltre 700 giorni, schierandosi dalla parte dei popoli oppressi, della solidarietà internazionale e della pace.
Abbiamo scioperato perché era giusto. Ce lo hanno chiesto gli stessi lavoratori e lavoratrici di scendere in piazza a manifestare e protestare: quelli dei porti, che con il loro lavoro si rifiutano di scaricare armi, fino agli insegnanti, che non fanno altro che il loro lavoro mobilitandosi per ricordare al mondo che un bambino è un bambino, ovunque sia nato.
La Global Sumud Flotilla ha rotto quel senso di impotenza che ci ha lacerato per mesi, dimostrando a tutti e tutte che finalmente ‘si può fare qualcosa’, attraverso una quarantina di barchette nel mare che hanno provato a fare quello che i potenti della terra non hanno voluto fare. Ecco perché il Nobel per la Pace andava assegnato a loro, insieme a Francesca Albanese e ai giornalisti e alle giornaliste uccise a Gaza in questi due anni.
Dobbiamo ora avere cura del movimento: creare convergenze, con radicalità ma senza settarismo (e per questo siamo stati adAssisi), rifuggendo personalismi e fughe in avanti. Perché non contiamo come organizzazioni, bensì come movimento in quanto tale. Ascoltiamo e mettiamoci a disposizione.
Facendo largo ai ragazzi e alle ragazze giovani, che sono meravigliosi e possono continuare a trainare tutti e tutte noi, con la loro indignazione e il loro entusiasmo.
Eliana Como Portavoce nazionale Area ‘Le Radici del Sindacato’ CGIL
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