Per uno sciopero generale: contro riarmo, politiche sociali e scelte economiche del governo

Lo straordinario ciclo di mobilitazioni che ha aperto questo autunno contro il genocidio a Gaza e per il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi ha visto partecipare soprattutto giovani, studenti e studentesse anche dei primi anni delle superiori, ma anche personale di scuole, università ed enti di ricerca (docenti, ricercatori, tecnologi, ATA, tecnici amministrativi e bibliotecari, CEL, professori e precari della ricerca). Lo abbiamo visto nei tre scioperi generali che si sono ripetuti in queste straordinarie settimane: si è iniziato a percepirlo già venerdì 19 settembre; è esploso in quello convocato dai sindacati di base lunedì 22 settembre, partecipatissimo nelle piazze e sostenuto anche da tanti delegati/e ed iscritti/e della CGIL; infine, si è espresso con ancora più forza venerdì 3 ottobre, convocato insieme da CGIL e sindacati di base. Lo abbiamo visto nel corteo nazionale del 4 ottobre a Roma, con centinaia di migliaia di partecipanti in piazza, ma anche nelle manifestazioni e nei blocchi che hanno attraversato tutto il paese: capoluoghi, città ma anche cittadine e paesi attraversate da dimostrazioni che non si vedevano da decenni. Un vero e proprio movimento, con una partecipazione partita dai quartieri, dalle scuole, dalle università, dai luoghi di lavoro e che ha superato ogni confine di organizzazione. Un movimento cresciuto nelle settimane con il sostegno alla Global Sumud Flotilla, anche in tante piccole iniziative diffuse, proprio a partire dai luoghi della conoscenza: le mozioni dei collegi docenti, le bandiere palestinesi fuori dalla scuole, il minuto di silenzio all’avvio dell’anno scolastico, le discussioni nelle classi, gli appelli e le prese di posizione per interrompere ogni attività di ricerca con istituzioni israeliane.

Questo movimento ha mostrato un’enorme spinta all’unità delle mobilitazioni e una grande determinazione nello svilupparle: ha superato ogni confine di organizzazione, ha scavalcato le circolari ministeriali, ha saputo rompere i divieti imposti dal decreto sicurezza, praticando blocchi a porti, autostrade, tangenziali, stazioni e ferrovie. Così si sono sviluppati cortei, manifestazioni e occupazioni quasi quotidiane e si sono prodotti tre scioperi generali in due settimane, uno sempre più partecipato dell’altro, dimostrando che quando lavoratori e lavoratrici colgono il senso di un’iniziativa, ci partecipano con un’adesione sempre maggiore, anche quando le mobilitazioni sono ravvicinate.

Nel frattempo, il governo proprio in questi giorni sta decidendo di proseguire con la sua iniziativa reazionaria sul terreno politico, economico e sociale: da una parte rilancia la scelta del riarmo e della militarizzazione sociale, dall’altro con politiche di austerità persegue lo destrutturazione dei diritti e dei servizi universali, a partire da educazione, sanità e trasporto pubblico. Sono le due facce della stessa logica nazionalista e di guerra che sta segnando questo tempo. La legge Fornero, nonostante promesse ed impegni elettorali, viene sostanzialmente confermata nell’innalzamento progressivo dell’età pensionabile; il salario minimo rimane inesistente; le risorse per i contratti pubblici mantengono una perdita salariale di oltre dieci punti percentuali (mentre nella scuola con l’assenso minoritario di CISL, SNALS e ANIEF si introduce un welfare contrattuale che destruttura la sanità pubblica, misero e con l’esclusione dei precari); si moltiplica il precariato in tutta la conoscenza e si prova a disciplinare scuole e università in un’ottica nazionalista, classista e reazionaria.

La risposta sindacale a queste politiche deve saper cogliere le pratiche di unità e determinazione che abbiamo visto in queste settimane. È necessario che prima possibile sia definito un percorso di sciopero generale nel mese di novembre, contro il riarmo e gli indirizzi socioeconomici del governo. Oggi non serve riattivare scelte e appartenenze di organizzazione, magari con la contrapposizione di date perimetrate da bandiere e piattaforme diverse, ma sarebbe importante dare continuità all’esperienza di movimento che abbiamo vissuto, costruendo un’unica data di sciopero in cui possano convergere le diverse organizzazioni sindacali, le diverse realtà del lavoro, i diversi soggetti sociali che oggi vogliono opporsi alle politiche reazionarie di questo governo (CGIL e UIL, USB, CUB e SGB, SiCobas, Cobas, AdlCobas e CLAP, SSB e gli altri sindacati di base, i sindacati di categoria come tutte le organizzazioni sociali e politiche che lo vorranno). Come nelle piazze di settembre e di ottobre, i diversi punti di vista, le diverse appartenenze, le diverse piattaforme possono oggi convergere in un unico percorso di mobilitazione, nel quale ognuno possa far vivere proprie iniziative, rivendicazioni e prospettive.

Noi ci impegneremo, nell’organizzazione e nel movimento, per contribuire a questo percorso e in ogni caso per sviluppare questa dinamica di movimento. Oggi è il tempo del conflitto, oggi è il tempo della convergenza, oggi è il tempo di fare un passo indietro per sentirsi parte di un movimento, capace di crescere e sviluppare un’opposizione sociale di massa a questo governo reazionario.

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