AG FLC: Granata. Non giriamo intorno al fico d’india.

Intervento di Alessandro Granata all’Assemblea generale FLC CGIL, on line, 10 luglio 2025

Qui noi giriamo attorno al fico d’India
Fico d’India fico d’India
Qui noi giriamo attorno al fico d’India
Alle cinque del mattino
Fra l’idea
E la realtà
Fra il movimento
E l’atto
Cade l’Ombra…

Gli uomini vuoti, Thomas Stearn Eliot

Concordo con la relazione e l’analisi: evitiamo cambiamenti senza equilibri, lasciamo ai tempi del congresso il congresso, non sovrapponiamo discussioni a discussioni. Evitiamo di ripiegarci in una riflessione interna richiudendoci al nostro interno. Evitiamo di anticipare i tempi.
Rilanciamo la lotta per il contratto collettivo nazionale. Salari-Precarietà. Bene continuare a chiedere una fiscalità maggiormente democratica ed egualitaria che sposti quote di capitale nuovamente verso la redistribuzione generale nei servizi essenziali quali sanità ed istruzione e anche ai salari.

La necessità della lotta. Ma affinchè non resti solo un enunciato (come diceva Thomas Stearn Eliot nella famosa poesia Gli uomini vuoti, che apre questo intervento), ricordiamoci che lo strumento principe per spostare quote di capitale verso i salari è la lotta. Dobbiamo riunificare le lotte di tutte le categorie e non accontentarci del 6% di aumento, ma bisogna ricuperare quantomeno il salario perso con l’inflazione. Dare voce e gambe a quel conflitto di classe che esiste sempre anche quando è lì fermo in pura energia potenziale e statica. Come una diga che imbriglia il fiume.

Tra una scadenza congressuale ed un altra. La discussione l’analisi e la verifica deve farsi sempre e costantemente durante tutta l’azione sindacale. Durante la costruzione delle lotte. Durante la pratica delle mobilitazioni. La confederalità deve tradursi nell’appoggiare e riunificare e amplificare quindi le lotte delle categorie sui territori e sul nazionale sulla centralità del Contratto nazionale. Anche relazionandosi e costruzione di movimenti politici e civici territoriali e nazionali, ma facendo il sindacato, non dimenticando assolutamente il lavoro interno di coordinamento di Rsu Rls e delegati/e. Attivando i coordinamenti come strutture statutarie vere e proprie delle camere del lavoro. Se vogliamo collegare e valorizzare il lavoro di sindacato di strada i delegati devono collegare e conoscersi dalla base. Inutile fare centinaia di presidi antimilitaristi se le nostre RSU portuali che caricano armi provenienti dal Camp Darby o le Rsu della Leonardo o della Wass che produce sommergibili qui accanto a casa mia non si collegano al dibattito pubblico in contatto con le RSU delle nostre scuole in una presa di posizione netta e una visione collettiva dove si rigetta il dual use civile e bellica dove si lotta concretamente superando la paura di fare sindacato prendendo posizioni alla luce del sole. Se si vuole parlare di co-determinazione aziendale, o meglio di controllo operaio nella produzione, non dobbiamo seguire né il modello Cisl (diciamolo nettamente che sono un sindacato giallo, filopadronale e delle tutele individuali) né quello della socialdemocrazia tedesca. Ricordiamoci che si trovano ad essere i primi nella riconversione bellica del loro apparato industriale. E ricordiamoci che esistono studi precisi che prima delle due grandi guerre mondiali ci sono stati impennate di ricostruzione di arsenali in un avvitamento mortale dove tutti rincorrono il riarmo degli altri. E sappiamo come è andata a finire.

I nostri valori sono altri. Libertà e uguaglianza e la fratellanza o sorellanza se preferite un sentimento umano di cui non possiamo privarci in questa società tecnocratica che ci sfida costantemente…Sentire il compagno Palestinese oggi è stata una sorpresa piacevole anche commovente.

Credo sia bene prendere posizionamento contro il Rearm Europe. In modo netto e chiaro, e soprattutto tenendo di conto del rapporto ONU il 30 giugno è stato pubblicato un report delle Nazioni Unite sul coinvolgimento delle aziende nelle violazioni dei diritti umani in Palestina intitolato “Dall’economia di occupazione all’economia di genocidio”. A conclusione di quel report vi è una lista di raccomandazioni operative in cui si afferma “La relatrice speciale (Francesca Albanese) esorta sindacati, avvocati, la società civile e i cittadini ordinari a fare pressioni per boicottaggio, disinvestimento, sanzioni e giustizia per la Palestina“. si chiede che il sindacato si impegni formalmente e pubblicamente a:
(1) portare avanti questo approccio nei posti di lavoro per dare vita a concrete azioni di boicottaggio e disinvestimento;
(2) eseguire una ricognizione di tutte le aziende da cui il sindacato stesso compra beni o servizi (es. banche, assicurazioni, aziende di software e hardware, aziende delle utenze, etc.) al fine di boicottare quelle coinvolte nella produzione di armi, combustibili fossili e violazioni di diritti umani;
(3) nel caso di un’eventuale partecipazione a fondi pensione, assicurarsi che si tratti di “fondi etici” con precise garanzie sul completo boicottaggio di aziende, banche e società finanziare coinvolte nella multi-crisi e in caso contrario adoperarsi affinché il fondo diventi un “fondo etico”;
(4) entro un anno fornire agli iscritti una rendicontazione dettagliata di quanto fatto su questi temi.

Alessandro Granata