Organizzazione e referendum: la rivolta è il nostro voto.

Intervento di Lillo FASCIANA all’Assemblea generale della FLC CGIL NAZIONALE dell’11 giugno 2025

Compagne e compagni,
la mia è una riflessione a voce alta su due punti:

1.  Modello Organizzativo – Pur ritenendo positivo il deliberato in ordine alla costituzione di un  gruppo di lavoro che dovrebbe avanzare proposte sul Nuovo Modello Organizzativo, rilevo soltanto che in Sicilia abbiamo avuto modo di discuterne in abbondanza con contrasti spesso molto aspri e non vorrei si finisse col proporre come unica soluzione l’organizzazione a rete delle delegate e dei delegati, cosa estremamente necessaria, ma non sufficiente.

Occorre fare una riflessione anche sulla distribuzione delle risorse, partendo dalle quote relative alle tessere dirette che debbono rimanere interamente ai territori e ad una nuova ripartizione delle quote deleghe tesoro volta a rafforzare le strutture territoriali.

So che è una decisione complessa, che coinvolge più livelli, ma, considerata la drastica riduzione dei distacchi, è necessario provarci.

2. Referendum – Per quanto concerne il risultato referendario, io eviterei di  parlare di SCONFITTA della CGIL, ma mi soffermerei piuttosto sul fatto che NON ABBIAMO RAGGIUNTO L’OBIETTIVO, così come beneha detto Landini.

Dico questo, non per giocare con le parole o per ridimensione gli accadimenti, ma per la constatazione di alcuni fatti importanti che abbiamo registrato durante la campagna referendaria:

1. Così come accadde nel mondo cattolico quando Leone XIII ai tempi della RERUM NOVARUM, per frenare l’avanzata socialista anche nelle campagne, esortò  le sue truppe a uscire fuori dalle sacrestie, anche nel nostro sindacato tanti nostri compagni hanno ripreso i contatti, con la gente comune, con gli anziani, i giovani, le associazioni, i movimenti, andando nei mercati, nelle piazze, confrontandosi e a volte scontrandosi coi bisogni reali delle persone, fuori dalla zona confort.

2. Abbiamo messo al centro del dibattito il tema del lavoro, della precarietà, della cittadinanza; temi che indicano una visione, che segnano un passo in avanti verso la costruzione di un pensiero alternativo rivolto a ridefinire il ruolo delle classi deboli.

Pertanto l’esperienza referendaria ritengo  debba essere considerata come l’inizio di un’azione più incisiva della CGIL. Dobbiamo ripartire con più convinzione e più determinazionedai salari, dalla sanità , dal welfare, per disegnare un’idea alternativa di organizzazione economico sociale.

La nostra credibilità passa per la forza che sapremo esprimere nell’attivazione di processi conflittuali di classe.

Chi ha votato SI’ ai referendum ha dato credito alla CGIL.. Utilizziamo questo credito e spendiamolo nel conflitto sociale. E se il VOTO non è stato LA NOSTRA RIVOLTA, dobbiamo avere il coraggio di dire da oggi in avanti che LA RIVOLTA E’ IL NOSTRO VOTO!

La destra a livello mondiale ha scardinato tutti i confini della democrazia liberale dirigendosi senza remore verso l’autocrazia tecno-fascista. Scardiniamo anche noi, senza timidezze, i confini della democrazia neoliberista, e riproponiamo le nostre parole d’ordine nella direzione socialista

Lillo Fasciana