Contrastare le iniziative del governo, conquistare aumenti salariali

Intervento di Francesco Locantore all’Assemblea Generale FLC, Roma 11 e 12 giugno 2024.

Il dato principale che questa tornata elettorale europea ci consegna è quello dell’avanzata delle destre in Europa, ivi compresa l’avanzata della dell’astensionismo, della disaffezione e della rassegnazione che ha portato sempre più persone ad abbandonare le urne, in particolare in Italia, perché le percentuali di partecipazione elettorale erano già più basse in gran parte dei paesi europei. Anche questo allora è un segnale dell’avanzata, diciamo, delle logiche della destra, delle pratiche di un governo dei pochi e della sensazione che le istituzioni politiche siano completamente sganciate dalla possibilità di venire incontro ai bisogni di larghe masse popolari. Questo risultato allora ci consegna dei compiti e delle responsabilità, in particolare a noi come sindacato, ai lavoratori e alle lavoratrici della conoscenza. La responsabilità di tenere vivo e far crescere un sentimento antifascista, antirazzista e antimilitarista, a partire dai nostri posti di lavoro, che non sono posti di lavoro come tutti gli altri, ma sono posti in cui educhiamo ed istruiamo le giovani generazioni, in cui facciamo ricerca, in cui ci confrontiamo con i e le giovani universitari/e. Una speranza in questa direzione viene, se vogliamo, proprio dall’elezione e dal numero di preferenze che hanno ottenuto alcuni candidati che si sono caratterizzati proprio per il loro antifascismo e per il loro antirazzismo, penso in primo luogo a Ilaria Salis e a Mimmo Lucano. Una sensibilità c’è.

Questa sensibilità credo che sia forte nei nostri luoghi di lavoro, ma va rafforzata perché, diciamo, rischia di essere scalfita e se passano queste idee retrive fra le giovani generazioni è finita. Va rafforzata anche perché la scuola, l’università e la ricerca sono in prima linea, sotto l’attenzione e l’azione di questa destra di governo. L’idea di questo governo, infatti, non è solo quella di condurre un generico attacco ai lavoratori e alle lavoratrici, ma è quella di logorare e destrutturate il profilo e i contenuti della scuola pubblica, il suo ruolo e la sua funzione sociale. Lo abbiamo visto nell’azione sistematica del Ministro Valditara in questi mesi, dalla revisione delle scuole tecnico-professionali alla revisione delle indicazioni nazionali [le linee guida che hanno sostituito i programmi ministeriali e che delineano i contenuti delle diverse discipline, la cui verifica è oggi affidata ad una commissione di pedagogisti amici del governo].  Lo abbiamo visto nella repressione del dissenso di chi lavora a scuola e nell’università, come nella più generale militarizzazione dell’istruzione e della ricerca. Su questo. diciamo, dobbiamo costituire un argine e caratterizzarci sempre di più non solo per le ottime iniziative come quella di Brescia, ma anche all’interno di ciascun posto di lavoro, per quelli che difendono la democrazia, l’antifascismo, l’antirazzismo, l’antimilitarismo.

Per quanto riguarda il versante invece, più prettamente sindacale, io credo siamo già in ritardo. I risultati delle elezioni CSPI devono costituire un campanello d’allarme rispetto al fatto che, diciamo, rischiamo di non essere percepiti utili dai lavoratori e lavoratrici rispetto alle proprie legittime rivendicazioni, in primo luogo rispetto all’emergenza salariale che c’è nei nostri settori ma anche in generale nell’insieme del lavoro. Per tutti i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego, ma in particolare per quelli dei nostri comparti, siamo già in ritardo sull’esplicitazione di una nostra rivendicazione e sulla costruzione di una mobilitazione per il rinnovo contrattuale. Le condizioni attuali rendono già impossibile restituire dignità a lavoratori e lavoratrici del nostro comparto, perché diciamo che oggi probabilmente non saremo più credibili a rimettere in campo una rivendicazione come quella della parificazione tra i vari settori pubblici, che pure abbiamo fatto nostra come FLC allo scorso rinnovo contrattuale [ricordo l’intervista del nostro Segretario generale, focalizzata sull’obbiettivo di conquistare 350 euro lordi medi di aumenti specifici di settore in due rinnovi, proprio per tornare in linea con gli stipendi del resto della pubblica amministrazione]. Nel contesto economico e sociale di oggi, questo non è più un obbiettivo alla nostra immediata portata, e dovremmo riflettere a lungo su quello che un indice del profondo arretramento sindacale di questi anni e anche sulle nostre eventuali responsabilità.

Però, oggi, si deve almeno rispondere a un’inflazione cumulata sull’ordine del 15%. Si deve quindi avanzare una nostra piattaforma e una rivendicazione esplicita, chiara, diretta di un aumento intorno ai 400 € per i lavoratori e le lavoratrici dei nostri comparti. Questa piattaforma, oltre alla questione salariale, deve però riuscire anche a scardinare una serie di riforme che sono già passate e rischiano di essere approfondite nei nostri settori, che riguardano in particolare l’introduzione di meccanismi di premialità e valutazione per differenziare i livelli salariali. Revisioni come quelle che nella scuola hanno introdotto i tutor e gli orientatori, come quella dell’orientamento che, diciamo, isola una parte dei docenti per fare cose che tutti i docenti hanno sempre fatto, cioè orientare nel mondo i propri i propri studenti, a comprendere il mondo del lavoro e il mondo dell’università. Li isola e li retribuisce specificamente, premiandoli non tanto in assoluto, ma molto di più, per esempio, rispetto a quello che si riesce ad attribuire ai coordinatori di classe nelle scuole, facendogli fa fare per di più un lavoro che però è dannoso per l’intera scuola pubblica.

Queste funzionalizzazioni e differenziazioni del lavoro docente sono infatti dannose. Non solo dividono il lavoro e mettono in competizione tra loro chi dovrebbe cooperare nelle classi e nelle scuole, ma queste recenti innovazioni intervengono nel minare le stesse funzioni generali della scuola pubblica. Man mano che questa riforma sarà attuata, infatti, dalla scuola pubblica non si uscirà più con un titolo di studio uguale per tutti, ma con un curriculum individualizzato. Chiamare curriculum il documento che viene consegnato dalla scuola alla fine del percorso di istruzione è in fondo già indicativo della cosa: così si introduce nuovamente una selezione di classe, che oltre per i canali classici della divisione fra professionali, tecnici EE licei, oggi passa per un canale personalizzato di differenziazione del titolo di studio a livello individuale.

Finito il tempo, la chiudo qui.

Francesco Locantore