AG FLC: I tempi sono maturi … per lo sciopero generale!

Buongiorno a tutte a tutti e scusate e scusate se leggerò il mio intervento. Di solito non lo faccio mai, ma cinque minuti sono davvero pochi e, diversamente, si rischia di perdere l’organicità dell’intervento. A novembre, l’Agenzia per la Difesa Europea ha approvato il regolamento per sostenere la produzione di munizioni e la Commissione Europea ha presentato una strategia industriale europea della difesa, operante dall’inizio del 2024. Infatti, questa primavera, verrà realizzata la più potente esercitazione Nato sul suolo europeo dalla fine della Guerra Fredda. I numeri ci parlano di 90.000 soldati, 50 navi da guerra, 80 aerei, 1100 veicoli da combattimento …

La strategia europea di difesa prevede che le industrie degli Stati membri potranno aumentare la loro produzione industriale grazie all’accesso a finanziamenti dell’EDTIB (Base tecnologica e industriale della difesa europea), e che tale strategia, come leggiamo nel documento siglato dai 27 ministri della difesa degli stati membri, contribuisce in modo significativo alle società europee in termini di occupazione, crescita economica e innovazione tecnologica.

Quindi?

La guerra secondo l’Unione Europea sembra diventare funzionale allo sviluppo economico dei paesi che ne fanno parte? Quindi l’UE pensa alla guerra come sistema per uscire dalla recessione? Un’idea quanto meno pericolosa, per il suo potenziale distruttivo.

Per questo ritengo che sia necessario tenere conto del contesto internazionale per analizzare la politica portata avanti da questo governo, che va in perfetta continuità con una politica di impianto internazionale.

Da una parte il solco tracciato dall’Unione Europea è quello di contenere i costi dello Stato sociale che non è produttivo in termini economici, dall’altra è quello di andare nella direzione di sostenere l’industria delle armi che è invece produttiva. Diritti e tutele vengono compressi e aumenta la repressione.

Il nostro Segretario generale dice giustamente che noi dobbiamo tenere il passo. Io sono perfettamente d’accordo con queste parole e penso che gli scenari siano cambiati rispetto anche solo a pochi anni fa, a partire dalla rivitalizzazione in termini di partecipazione, alla quale stiamo assistendo.

Ho partecipato alla manifestazione di Milano del 24 febbraio per la Palestina e sono rimasta sorpresa perché è stata un’iniziativa decisamente partecipata e c’erano moltissimi studenti medi comuni che lanciavano slogan come “Palestina libera”, “Stop al genocidio”. Al tempo stesso gridavano anche “Stop alle spese militari e soldi ai salari”.

Ecco una necessità concreta! C’è la necessità sempre più stringente di aumentare il livello dei salari!

C’è, poi, la reazione ai fatti di Pisa e la risposta immediata e partecipata della quale non si può non tenere conto. La stessa protesta dei trattori è un dato interessante: è evidente che si tratti di un corpo organicamente complesso e variegato, ma il dato è che sette italiani su dieci dichiarino di sostenere la loro protesta, poiché la misura è colma!

E allora, per concludere, i tempi sono maturi per raccogliere questo disagio, questi sentimenti di oppressione e per andare nella direzione di costruire uno sciopero generale di tutte le categorie per sostenere e rivendicare diritti e tutele di chi per vivere, deve lavorare.

Dobbiamo essere pronti, i tempi sono maturi, l’autunno sarà troppo tardi!

Monica Grilli